MAT-Movimenti Artistici Trasversali APS

Poema della Fine

un progetto artistico di Opera del Rosso

12

Luglio

Scritto nel 1926 da Marina Cvetaeva a Praga, il Poema della Fine è un grido di dolore sul termine di un amore, è la cronaca delle emozioni, dei pensieri e del vissuto dell'autrice nel periodo della separazione dall'amante Constantin Rodzevic. Scrive Marina a Constantin: << Se voi restaste con me, m'insegnereste a vivere nel senso più semplice di questa parola. Senza di voi e fuori di voi, io non vi riuscirò >>. Ma Rodzevic la abbandonerà. Il testo è una trasposizione poetica della fine, che dalle ultime immagini impresse nella memoria della Cvetaeva, da quei triviali dialoghi prima dell'inevitabile conclusione - una serata passata al cinema, la discussione sul modo di comportarsi alle feste, una camminata tra le bancarelle d'un mercato, l'odore del caffè, la lucentezza delle lacrime sue - si amplifica fuori dalla dimensione personale dell’individuo e straborda sino acquisire tratti dal sentore fatalista e apocalittico.

La ricerca di Opera del Rosso sul Poema della Fine si è sviluppata concentrandosi sulla giustapposizione di una serie di gesti semplici e reiterati in modo meccanico - osservare fuori dalla finestra, lavarsi le mani, toccarsi i capelli - ad innesti visivi dai connotati simbolici - una vasca da bagno che marcia quadrupede, un ciclope gelido e distante - in un mélange capace di far traslare lo spettatore attraverso un'atmosfera senza ossa, molle, viscida, propria dei momenti sospesi e privi di tempo dei luoghi della fine.

In questo si può definire il lavoro di Opera del Rosso sul Poema della Fine di matrice installativa. Da questo deriva l’assoluta importanza per la componente dello spazio, per quella del suono e in generale atmosferica. In questo modo Poema della Fine viene auspicabilmente vissuto come qualcosa di intimo e straziante, nel quale le atmosfere evocate dalla convergenza tra partitura fisica, musicale e spaziale innescano un meccanismo di moltiplicazione del significato poetico agli occhi di chi osserva, arrivando anche a sconvolgerne radicalmente il senso.

Poema della Fine è pensato per esistere in luoghi bui, concreti e assolutamente reali - un rudere abbandonato, un’antica sala sgarrupata, una chiesa sconsacrata, una cantina o un capannone - all’interno dei quali, mediante pochi, specifici elementi - una cornice, un gabinetto - rendere manifesta l’incrinatura interiore della poetessa in quello che è lo spazio d’azione, già esso stesso scenografia del poema. Come un’antica rovina, la casa che crolla. Popolano lo spazio: detriti, calcinacci, foglie morte, i resti del tempo passato. Ed ancora: dei consunti setacci da cantiere, arrugginita una mazza per demolizioni, un servizio in peltro, delle monete ritrovate nell’angolo dimenticato di ogni stanza.

Il lavoro di Giacomo Dominici sulla componente scenotecnica del progetto parte dalla traduzione in disegno di una suggestione data. Questa viene successivamente elaborata e si attiva in un lavoro di trovarobato, tra discariche e robivecchi, volto a scovare l’incarnazione corporea di quell’esatto strumento immaginato - che esiste, ed è semplicemente stato dimenticato: l’oggetto tra eternità e nettezza. Il successivo ingegnarsi in meccanismi e costruzioni acconsente alla nascita di un artigianato spontaneo che trae la propria vitalità dall’urgenza ed essenzialità di una serie di elementi - che traducono la poesia in materia.

Una complessa partitura sonora e musicale ideata dal compositore Giacomo Vezzani, viene attivata ad inizio rappresentazione, come un nastro consumato: è la memoria, il ricordo che si riavvolge ossessivamente, che ripercorre una via in solitaria. I versi poetici sono registrati a lacerti e si accavallano in maniera assillante, avvolti nel panorama sonoro si ripetono, sbattono sulle pareti del cranio, divengono incomprensibili, poi di nuovo limpidi come una rivelazione. In un silenzio imperversa una notte di tempesta, il vento ruota e fischia, nastro riavvolto, stormi di uccelli in migrazione si allontanano lasciando indietro un inquieto brusio, riaffiora a fatica, come un ricordo sepolto nel ghiaccio, un colpo di mazzuolo, l’idea di demolizione. Emicrania. Nastro riavvolto.

Poema della Fine è un progetto performativo a carattere progressivo: il suo sviluppo ruota intorno ai quattordici capitoli della poesia di Marina Cvetaeva suddivisi in sezioni rappresentabili in frammenti assestanti o nella loro unità. Questo approccio genera una linea strutturata anche dal punto di vista produttivo, perché alterna il lavoro di ricerca sui capitoli mancanti con la presentazione di quelli perfezionati per il pubblico. Genera inoltre un processo auspicabilmente rispettoso dei tempi di ricerca e di studio, rispettoso nei confronti dell'errore, aperto ad un costante e demitizzato incontro con lo spettatore, alla possibilità di ritornare creativamente sui propri passe e mettere costantemente in discussione il lavoro svolto o farlo evolvere.

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In occasione di Lucca Visioni. Teatro e Contaminazioni 2022 organizzato da MAT Opera del Rosso ha rappresentato i Capitoli I-II di Poema della Fine e ha allestito l’installazione NINIVE - Per un Sentiero di Capre. L’installazione è la casa che crolla, la casa che crolla è la stanza dopo la rappresentazione. Nei medesimi luoghi dove in precedenza è stato proposto Poema della Fine, i visitatori hanno potuto accudirne i lasciti tramite questo progetto installativo. NINIVE è pensato per preservare i luoghi di passaggio, per accudire la memoria della poesia.

 

In occasione di Lucca Visioni.Teatro e Contaminazioni 2023 organizzato da MAT Opera del Rosso presenterà il Capitolo IV.

<< Se voi restaste con me, m'insegnereste a vivere nel senso più semplice di questa parola. Senza di voi e fuori di voi, io non vi riuscirò >>. All'interno di Poema della Fine, la quarta stanza è la cruda messa in scena della più lubrica delle feste, un tripudio di banalità e reiterazioni - assassine di vita; è il completamento della sparizione di LEI, l’assottigliamento ad ombra, l’inesistere: << sono io quando vado a dormire, non io - quando mi alzo! La montagna su di me, io - sotto quella montagna >>.  L'insieme delle parti si traduce in una valanga dissociativa: interno ed esterno, tenebra e bagliore, lei e noi, silenzio e clamore, ieri ed ora.  La traccia che rimane impressa è il trauma dello svuotamento. ...

Progetto drammaturgico

Ian Gualdani

Giacomo Dominici

Regia

Ian Gualdani

Con

Ian Gualdani (cap I, II e III)

Giacomo Dominici (cap I-IV)

Emanuele Marchetti (IV)

Davide Arena (cap IV)

Simone Poccia (cap IV) 

Panorama sonoro

Giacomo Vezzani 

Fonica

Luca Contini (cap I e II)

Scenotecnica

Giacomo Dominici

Foto

Giulio Melani (cap I e II)

Manuela Giusto (cap. I e II)

Simone Poccia (cap IV)

Riprese video

Nicola Petralia (cap I e II)

Organizzazione 

Maria Lucia Bianchi

Produzione

MAT-Movimenti Artistici Trasversali 

Teatro nel Bicchiere (cap I e II)

Con il sostegno

Teatro nel Bicchiere Festival

GADA Centre of Contemporary Art

Centro Culturale il Funaro

2022 Shinehouse Theatre Art Village Artist-In-Residence Project, Taipei

Futuro Prossimo Venturo - Artisti nei Territori, bando di residenza promosso dal Teatro delle Forche di Massafra (TA).

Calendario

18 e 19 Novembre 2023 – Lucca Visioni.Teatro e Contaminazioni, Lucca (Capitolo IV)
17 Novembre 2023 – SPAM!, Porcari (Lu), (Capitolo IV), anteprima
31 Agosto 2023 – restituzione di Residenza bando Futuro Prossimo Venturo – Artisti nei Territori, promosso dal Teatro delle Forche di Massafra (cap IV)
15 e 16 Aprile 2023 – RomaArt Factory, Roma (Capitoli I e II) 
21 e 22 Novembre 2022 – Lucca Visioni.Teatro e Contaminazioni, Lucca (Capitoli I e II)
4 e 5 Novembre 2022 – 廢墟 Tacheles, Tapei (Capitoli I,II e III)
5 e 6 Agosto 2022 – debutto Festival Teatro nel Bicchiere, Scansano (Capitoli I-II-III)
26-27 Marzo 2022 – Giornate del Fai, Scansano (Capitoli I-II)
28-29 Dicembre 2021 – Teatro Arsenale, Milano (Capitoli I-II)
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